venerdì 2 dicembre 2011

Vecchi cactus

Fra poco è Natale, devo lavare i vetri delle mie 18 finestre, e così prendo la palla al balzo: faccio la doccia ai miei cactus.
Sì, è ora ormai che lavi anche loro: via la polvere che inevitabilmente si è depositata sulle spine dei miei due cactus più vecchi!

Vecchi... sono più vecchi di me... avranno su per giù 70 anni... appartenevano già ai miei genitori... E quanti traslochi hanno subìto nella loro vita, al loro séguito!

Ora però, da 30 anni sono sistemati da me, in un luogo definitivo, in cucina, accanto a una finestra che guarda a sud.

Ci vuole delicatezza, grande delicatezza con questi cactus... sono vecchi e grandi, ma sono anche piccoli...
Perché sono rimasti piccoli?
Credo che essi sappiano ormai che il vaso per il loro nutrimento non crescerà mai più di così, si sono addomesticati... e guardano fuori dalla finestra,... comunicano con le palme che ci sono in giardino, con il ciliegio del vicino, e anche con il fico, quella pianta di fico che, credo, sia veramente la più grande in Ticino.

I cactus oltre al giardino di fronte, guardano anche ogni giorno la mia vita, ...vedono cosa faccio da mangiare e sentono soprattutto con che spirito mi metto all'opera... sentono la mia energia e anche, a volte, la sua mancanza... A volte sono io che mi giro e li guardo, lì vedo lì, apparentemente immobili, fedeli.

Anni fa un caro amico mi parlò di esperimenti di comunicazione con i cactus (chi vuole averne un'idea vada sul post L'obiezione del cactus del blog TNEPD ).
Un esperimento che non è citato in questo blog, fu quello, ad un certo punto, di chiedere ad un cactus di perdere le spine, perché creavano veramente troppi problemi a chi li maneggiava.

Beh, dopo aver ascoltato questa storia, raccontata con lo stesso grande pathos che suppongo avesse lo sperimentatore, pur senza crederci molto, negli ultimi 15 anni ci ho provato anch'io a chiedere ai miei cactus, se non di perdere le spine (importanti perché servono poi a raccogliere le gocce di umidità che li dissetano), perlomeno di non pungermi quando li devo spostare per pulire il piano e i vetri che che hanno intorno.

E devo dire, incredibile davvero! che oltre a non pungermi più da anni,  e hanno lasciato andare le spine proprio là dove sempre li afferro, munita di guantoni.

Riescono perfino anche a lasciarmi addirittura dei segni sulla pelle, senza mai però trapassarla!

Oggi non mi curo neanche più dello spessore dei guantoni, e stamattina, ancora in camicia da notte, li ho trasportati in bagno, in braccio, appoggiandomeli addosso come bambini, per far loro la doccia tiepida di cui hanno bisogno!





E lava e lava, intanto ascolto qualcosa di dolce... 
...coi cactus, ci vuole delicatezza...



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